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Alla faccia della biografia Stampa E-mail

Sono uno qualsiasi nato nel 1976 (annata fantastica, Bruce Springsteen era ancora in tour con Born to Run), a Tirano, in Valtellina, lo stesso giorno di Clint Eastwood, il 31 maggio. Ho passato tutta l’infanzia a Villa di Tirano e tutta la giovinezza all’Aprica.

Dopo aver puntualmente mancato, ma di un pelo, le due carriere sportive di sciatore e calciatore, nel 1995 sono diventato agrimensore alla scuola Balilla Pinchetti di Tirano. Pare che questo poeta sia pure mio parente… garzone del lattaio che passa lì a fianco: “Sticazzi!”. L’agrimensura è una materia molto interessante, che però mal si conciliava con la mia poca praticità. Quindi nel 1997, col fallimento universitario sul groppone (mai trovate le aule delle lezioni, mai avuto il piacere, dopo ore di ricerche fallimentari preferivo ripiegare sulla Gazzetta dello Sport), ho cominciato - grazie al maestro Ivano Costa - la collaborazione con il quotidiano milanese Il Giorno. Nel 2000 sono diventato redattore de Il Giorno, lavorando poi nelle redazioni di Sondrio e Milano. Nel settembre 2002 a Roma, in una mattinata ai confini della realtà, ho passato l’ultimo esame da giornalista professionista. Sempre nel 2002 ho cominciato la collaborazione con la celeberrima rivista rock Buscadero, cosa che negli anni mi ha regalato grandi risate e qualche buon incontro. Dal 2004 sono cacciatore di ungulati, anche se ad oggi ho ancora da imparare prima di potermi definire tale. Ma ci metto impegno. Nel 2005, spinto dall’incoscienza, ho lasciato la ombrosa vita del posto fisso in un giornale nazionale per dedicarmi alla libera professione. Una follia che i miei non mi hanno ancora perdonato. Di lì uffici stampa (la tragicomica vicenda del commissariamento - per la prima volta nella sua storia - del Comune di Aprica, mi ha visto fra gli stupefatti e allucinati spettatori) e collaborazioni varie.
È di quel periodo la fondazione, insieme ad alcuni compari, del Cineclub Il Cinematografo, associazione con cui negli anni abbiamo messo in piedi sceneggiate da sbellicarsi. Nel 2007 sono stato assunto come redattore da Centro Valle, il settimanale storico della provincia di Sondrio. Questo lavoro mi toglie qualche buona soddisfazione, soprattutto quando il sabato mattina devo tener spento il telefono per evitare una decina di rotture di palle da questo o quel personaggio. Seguo ancora con perizia gli uffici stampa, quando qualcuno ha il buon cuore di affidarmeli. Servono a pagare il mutuo ai benefattori della banca. Nel corso di questi anni mi è capitato di girare un po’ il mondo appresso alle passioni per il rock, per la birra e per le storie.

Una panoramica invernale di Aprica (Sondrio)  Il monito sulla facciata della parrocchiale di Villa di Tirano (Sondrio)  Il laghetto nel cuore della torbiera di Piangembro  Il ponte di Sasso a Villa di Tirano (Sondrio)

Sempre nel corso di questi anni mi è capitato di perdere i capelli, porca vacca, di goliardare con gli amici, di frequentare il Negroni e di praticare scientificamente l’irrazionale. E infine anche di scrivere quattro libretti, che non avrei mai pubblicato (lo stesso garzone del lattaio: “Magari!”), se per ognuno non ci fosse stata una specifica concomitanza di accadimenti. Per il primo un concorso, per il secondo la telefonata della Nanda Pivano, per il terzo la telefonata dell’Eugenio Allegri e per il quarto le idee di quel geniaccio del Ducoli. Per il quinto vedremo… Certo fra le motivazioni non c’è stata e non ci sarà la clemenza degli editori italici, che mi hanno sempre riempito di complimenti e bollato come “fuori mercato”. Avevano ragione. Peccato che a me basterebbe avere uno che mi pubblica, mica vorrei guadagnarci. Non ho mai stampato libri per vendere perché non ne sono capace. Di vendere, intendo. Se capita lo faccio fare alla mia splendida morosa, o alle due librerie gestite da persone care. E se qualcuno vuole per forza comprare un mio libro, magari durante una presentazione pubblica, dopo essermene vergognato come un ladro, gli offro da bere. Insomma, gli sono riconoscente; anche perché prima o poi vorrei liberare la soffitta dove sono accatastati tutti gli invenduti. Ne avrò lì ancora più di 600. Un giorno ci dovrà pur andare un materasso bucato, o un tavolino senza una gamba, o un tappeto rosicchiato dai topi, in quel posto. Fine della rottura, baci e salute.

 

 

Due facce dello stesso c...

Due facce dello stesso c...

Due facce dello stesso c...

In conclusione…

 NON TROVI MAI NEBBIA, PENOMBRA O FOSCHIA, NEL LETTO DI LUCIA (Rino Gaetano)

copyrght 2009 Jack Moratti