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Il nuovo e forse (tanti lo sperano) ultimo libretto del Quaroni uscirà in autunno, in tiratura limitata...
Intanto, tre grandi amici, rocker di razza, mi hanno fatto l'onore di leggerlo e presentarlo, in una sorta di anteprima assoluta che anticipa di qualche mese l'uscita del lavoro, prevista per il 24 ottobre prossimo.
Ecco le parole di Paolo Serra, Daniele Tenca e Lorenzo Semprini. Andateli a sentire quando potete. MQ
L’Anarchia espressa a parole non è cosa facile e di tutti i giorni, per quanto ne so, è sempre stato più facile imbrattare muri usando bombolette spray, erigere in testa una cresta colorata, riempirsi di orecchini e tattoo, contrapporsi all’esibizione del sabato pomeriggio durante lo struscio dello Fake-Shopping (momento in cui si sfoggia ciò che si è comperato il venerdì, o meglio, la settimana prima e si fa finta di cercare qualcosa che sicuramente non si comprerà oggi!) o organizzare cortei, perdere pomeriggi e nottate a discutere mentre stai dipingendo striscioni, rifiutarti di bere la Coca-Cola, soprattutto quella venduta sotto le feste, quella dell’etichetta con Babbo Natale. Ma a Babbo Natale chi ci crede più? E’ forse un sintomo anarchico?
L’Anarchia espressa a parole non è cosa facile. Il posto ideale per parlarne è sicuramente un Bar, non a caso, quando non hai una certa età, quei posti fumosi, con una strana luce, diversa da quelle che sei abituato tu, con degli oggetti inusuali, vietati, quel posto ti sembra un posto proibito, e lo è. Non si può praticare l’anarchia da minorenni! Anche se…
L’Anarchia espressa a parole non è cosa facile. Essendo il mio, un momento veramente anarchico della mia vita, lontano da uno Stato e da un governo che non ho voluto/potuto scegliere perché mi sentivo in diritto ed in dovere di non farlo, mi sento altrettanto confuso, quindi per non trasmettere la mia confusione, il discorso Anarchia finisce qua. Sono già sceso.
Gli Outsider, quelli che stanno al-di-fuori, sono quelli che di solito non te le mandano a dire, forse sono quelli che si appoggiano al potere, non sono “quel” potere, perché sembra non ce li vogliano, sono i fuorilegge, per chi legge.
Viviamo in quest’epoca, assopiti da TV satellitare, migliaia di informazioni inutili (per noi) da dover per forza assimilare, valutare, soppesare e da rigirare, a chiunque, anche al mittente, con la dovuta censura del caso.
Trovo che in questo libro il punto di forza sta nell’equilibrio tra gli estremi, il punto in cui di solito le forze si incontrano, cioè nel centro.
Marco è un giornalista ed io, di mio, sono molto diffidente della categoria, tanto quanto lo sarebbe il padre di una giovine aspirante giornalista innamorata pazzamente di una Rock-Star nei confronti dei musicisti.
Sono un musicista si era capito!?
In questo racconto, gli incontri tra gli estremi, sono frequenti. Il centro è frequente.
Un funerale il giorno di Natale, un personaggio che indossa una giacca con un crocifisso da una parte ed una spilletta comunista dall’altra, la voglia di maturare ed il modo in cui lo si dice, da vecchi, l’amore per la bellezza di un idiota e l’amor proprio, un unico ascoltatore veramente interessato, sordo.
Sono una persona che reputa l’amicizia, una cosa eterea, immateriale ed astratta quanto la musica, questo vale anche per certi amici, persone che non conosco, che non conoscerò mai forse. Considero amico chi mi sa spiegare le cose, e per alcuni della mia generazione, i migliori amici che non conosceranno mai, sono quelli che hanno sentito di più facendoli parlare da uno stereo o da un’autoradio a cassette.
Marco è un mio fratello in questo caso, un compagno nella voglia di verità, un prode scudiero, un socio nella Dichirazione d’Amore nei confronti di ciò che Ama ed uno semi-sconosciuto perché più di quattro ore con lui “dal vivo” non le ho passate.
Ho letto di un uomo che sta incontrando l’equilibrio. Mi auguro possa affrontar le cose con la pace mentale di uno che ha finalmente trovato la sua metà mancante, il suo opposto finalmente incontrato, nel suo centro… un po’ come camminare sulla corda.
“…Because you’re mine i walk the line” - J. Cash, “Walk the Line”
“…Will you walk with me out on the wire
Cause baby I'm just a scared and lonely rider
But I gotta find out how it feels
I want to know if love is wild, girl
I want to know if love is real” - B. Springsteen, “Born to Run”
Pow-Lean, in arte Paolo Serra www.powlean.com
C’erano solo due posti dove io e Marco Quaroni potevamo conoscerci. Uno era un qualsiasi stadio o palazzetto dove ci fosse un concerto di Bruce Springsteen. L’altro erano i Glory Days in Rimini.
È successo proprio lì, sul Rimini shore, in un locale che si butta nell’Adriatico, e non solo metaforicamente, e dove ogni anno molta gente si butta alle spalle una vita che non funziona e si concede al rock’n’roll, arrendendosi senza lottare troppo (la cosa succede anche ai concerti di Springsteen in verità, ma è un altro discorso…).
Ci siamo scambiati le nostre passioni; i suoi libri, la mia musica. E forse anche un paio di birre, che non erano certo le prime della serata. E senza tanti fronzoli, abbiamo stabilito una connessione, che io sento forte, distante ma presente. Forte.
Poi ho letto i suoi libri, e ci ho trovato dentro tanto di quello stomaco da far aggrovigliare il mio ben più di una volta. Dentro a quei libri ci ho visto tutta la gente che si butta alle spalle una vita che non funziona e si concede ai sogni, ai suoi sogni, e lotta per quello che ne rimane, di quei sogni.
Ci ho visto “La Perla” di Steinbeck, e “The Promise” di Springsteen.
Ci ho visto dentro un po’ di me, e tanto di lui.
E quando si è così generosi quando si scrive, vuol dire che si ha il cuore grande. Forse pure troppo.
Ma è proprio per questo che si sogna ancora, e si crede ancora nel rock’n’roll.
Fino al prossimo giro sull’Adriatico, amico mio.
Daniele Tenca www.danieletenca.com
Hank Williams canta “I'm so lonesone I could cry” (Sono così solo che potrei piangere), Roy Orbison scrive “Only the lonely know the way I feel tonight” (Solo chi è solo sa come mi sento stanotte) mentre il capo dice che “Due cuori sono meglio di uno”.
Ne dovremmo tutti dedurre che la prospettiva umana è quella di trovare un senso comune con un altra persona
una strada unica, una direzione dove il diverso si fonde nel simile e dove la pluralità diventa singolarità.
Io che non sono né un filosofo, né un illuminato posso solo dire che ci vuole fiuto, audacia, coraggio, una gran fortuna e probabilmente non solo...
In amore come nella vita.
A volte si fanno giri strani, notti discutibili, bevute indicibili, giochi meschini per ritrovarsi da qualche parte insieme a qualcuno.
La via è tortuosa e piena di curve, ci sono stazioni di servizio e piazzette di sosta, ci sono i telefoni dell'SOS e ci sono macchine ferme col motore andate o con una gomma a terra.
L'importante è andare, si potrebbe dire... ma poi andare dove???
Be' io la penso così: poniamo che noi stiamo viaggiando, potremmo andare anche nel posto più bello del mondo, dove la luce risplende sui fiumi trasparente e il caldo ti riscalda la pelle...
ma la vera cosa che farà la differenza è se avremo qualcuno con cui condividere questa esperienza qualcuno a cui chiedere di cambiare stazione radio mentre stai guidando,
qualcuno a cui dire “ma che sapore ha questo vino?!”,
qualcuno che ti dia il cambio quando sei stanco,
qualcuno che riconosca il buono dal cattivo,
qualcuno che sia attento quando tu sbadiglierai,
qualcuno che sappia ricordarsi del tuo compleanno,
ed anche di mille altre cose meno importanti,
qualcuno a cui dire “Salute” dopo uno starnuto,
a cui dire “Buongiorno” non appena hai aperto gli occhi,
a cui rimboccare le coperte nel freddo di una sera di inverno,
qualcuno a cui dire “Grazie” senza sentirti in obbligo,
o dire “Scusami” senza sentirti in colpa,
qualcuno che sappia riconoscere il tuo passo,
e che non si spaventi alla prima ombra dell’oscurità.
E' chi hai di fianco che conta, non tanto il luogo verso cui ti muovi o il mezzo che stai utilizzando.
E quando hai trovato quel qualcuno allora anche la sfida più intricata diventa possibile e progetti sulla tua fiducia e tiri fuori la forza che non credevi di avere,
e se poi sbagli ti riprenderai
e se poi cadi ti rialzerai
e se poi ti sbagli ti correggerai.
Un saggio ha detto che quando sei di fronte ad un bivio con una bella strada in discesa ed una sgangherata in salita,
be’ devi scegliere quella in salita.
Anche io credo sia così,
ma credo anche che con la persona giusta al tuo fianco ogni strada in salita diventi più facile da percorrere
e che anche la curva più difficile, se affrontata con qualcuno che ti rimette in sesto quando stai per uscire,
be’ anche quella curva potrà essere divertente.
Fine del sermone.
Lorenzo Semprini www.miami-groovers.com
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