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Un assassino, un tavernaio, il matto del paese. Uno scombinato terzetto in fuga da Villa di Tirano alla Scozia, in cerca di una via d’uscita da una sorte che sembra segnata e invece per ciascuno ha in serbo uno scarto inatteso. Per raccontare la trama de L’uomo delle taverne, il nuovo libro di Marco Quaroni, non servono poi molte parole. Perché l’ultima fatica letteraria dello scrittore valtellinese è innanzitutto una storia semplice, una bella storia nel senso più elementare dell’espressione. Una vicenda tragicomica, raccontata con mano sicura tra dialoghi surreali, improvvisi lampi di poesia ed episodi assolutamente esilaranti, e attraversata da una vena di malinconica follia che rende indimenticabili i suoi tre protagonisti e molti comprimari. Dalla silenziosa Caterina alla procace autostoppista Rita, al confuso rocker Anselmo, emigrato in Svizzera causa matrimonio riparatore, nelle pagine de L’uomo delle taverne passa un turbine di volti e figure che hanno lo spessore della realtà. L’incipit del romanzo scaraventa in scena “un cadavere fresco di stampa”, ma per comprendere le ragioni che hanno spinto al delitto il perplesso omicida Goliardo Basta, bisognerà quasi arrivare alla conclusione della sua fuga in compagnia di Zeno, taverniere convinto di aver poco da vivere, e di Armando, muratore assai poco portato alla comunicazione verbale ma pericolosamente incline ad innamoramenti che tende a manifestare in modo poco ortodosso. Prima del momento della verità - che arriva sull’isola di Skye, “un posto con il nome del cielo. Ma che c’entra la ’e’?” - gli sconclusionati eroi, in viaggio a bordo di un furgone e accompagnati dal cane Barnabo, trascinano il lettore in una sarabanda di peripezie ed incontri. Tra una vendemmia in Svizzera, un guasto al motore e un match di pugilato a Parigi, i tre attraversano l’Europa mentre nell’ormai lontana Valtellina c’è chi li segue con il pensiero e il destino di colpo cambia le sue carte per portarli ad un epilogo inaspettato (anche per il lettore). Insomma, se ciò che distingue un buon libro da un tentativo mal riuscito è ancora la capacità di raccontare, L’uomo delle taverne - che arriva dopo il romanzo Giovani e vecchi ragazzi (1997), i racconti di Si sono svegliati gli ermellini? (2000) e il monologo teatrale Struzzi da corsa (2001) - va classificato di diritto nella prima categoria. Ma non è tutto: il libro infatti è la metà esatta di Uomini delle taverne, un inedito (almeno in provincia) progetto musical-letterario che vede protagonista, insieme a Quaroni, il cantautore bresciano Alessandro Ducoli, con il suo nuovo disco Taverne, stamberghe, caverne. “Un libro, un disco, praticamente la stessa cosa”, come da definizione dei due autori, per un progetto in cui parole e note si uniscono per raccontare la vita nei piccoli paesi delle Alpi.
Francesca Bettini (La Provincia) Marco Quaroni L’uomo delle taverne 128 pagine - cm 14x21 Litografia Poletti - Villa di Tirano, 2003
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